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Mirare, pum

Il sogno di stanotte somigliava a una bizzarra metamorfosi pagana, nel passaggio-nascita di un essere d'aria da uno terrestre; una di quelle conversioni talmente lineari e indiscutibili che il termine «miracolo» suonerebbe un'affettazione. Poi un rapido, inavvertito cambio di scena, ed ecco un episodio a metà tra l'improbabile e il naturalistico, con ancora l'elemento comune dell'aria, questa volta a fare da didascalia pensata, tradotto in quel modo di dire metaforico che rimanda ai piani alti del cielo. Niente volo neppure stavolta, ma poco c'è mancato.

Pubblicato il 6/7/2008 alle 12.2 nella rubrica Diario.

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