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A proposito

Quando i fasti (?) di una carriera da italianista - od oscura docente di oscura scuola, o nerissima e impremeditata lavoratrice casuale - si saranno dileguati in favore del tempo e delle circostanze (ma a questo punto mi chiedo chi dovrebbe cedere il passo a chi, se valga di più il proprio diritto di anzianità o quello, imponderabile, del Tempo così maiuscolato), mi ritroverò probabilmente al cospetto di un qualsiasi capolinea camuffato, che si tratti del tavolino polveroso di un bar, ravvivato da un mazzo di carte e un bicchiere di vino (non sorprenda la presunta virilità dell'immagine: si fa pur sempre dell'oleografia) o di un balcone dal quale protendersi in abiti e capelli bianchi, ricamando sul profilo di una giovinetta che passa dabbasso (gli unici orli a giorno su cui, presumibilmente, saprò continuare ad esercitarmi). Nel frattempo, valga l'idea di adoperare ogni premura presente perché il quadretto finale non abbia a incrinarsi nella sua composizione stratificata, distesa, intangibile. 

Pubblicato il 4/9/2008 alle 16.39 nella rubrica Diario.

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